
In base a quanto disposto dal Regolamento in vigore tra gli anni Settanta ed Ottanta - che rifletteva ruoli e competenze affermate da tempo - l’Unione borgate si finanziava con il contributo delle tessere annuali dei soci. All’organizzazione facevano capo - conservando però la loro autonomia - Consorzi e Comitati di borgata, che assicuravano un rapporto dialettico tra la direzione e i soci delle borgate attraverso frequenti assemblee cui prendevano parte i dirigenti dell’Unione borgate. Gli obiettivi generali venivano concordati durante il Congresso, che si riuniva all’incirca ogni quattro anni e al quale partecipavano i delegati delle singole borgate. Al Congresso veniva eletto il Comitato Direttivo, composto dai dirigenti dell’organizzazione in rappresentanza dei partiti “democratici e antifascisti” (Pci, Psi, Psdi, Dc e Pri), dai rappresentanti delle borgate designati dai Consorzi o Comitati di quartiere, dai rappresentanti degli Enti locali e da esperti nel settore della casa e dell’urbanistica. Il Comitato, che si riuniva almeno 2 volte l’anno, nominava durante il Congresso il Segretario e il Comitato esecutivo, che dirigevano l’organizzazione tra un Comitato direttivo e l’altro.
Oltre alla sede centrale, dove lavorava la Segreteria, l’Unione borgate aveva alcune sedi distaccate all’interno della città, dove venivano garantiti i servizi di consulenza ai soci per la presentazione di pratiche e domande alle amministrazioni fiscali e municipali, quali: esenzione venticinquennale dall’imposta sui fabbricati; accatastamenti fabbricati; frazionamenti; piantine catastali; certificati catastali di attualità; corrispondenza vecchio-nuovo catasto; certificati ipotecari; divisioni, successioni, vendite, donazioni; visure catastali e rettifiche confine; ricognizione e rettifiche di confine; ricorsi per accertamenti di valore di registro e di imposte. Per queste attività e per proposte e progetti urbanistici l’organizzazione si avvaleva di un Ufficio tecnico.
