Per formare un “archivio del presente” delle periferie di Roma, dove poter conoscere e studiare le testimonianze di donne e uomini, i segni dello sviluppo urbano, visioni e interpretazioni della città che muta, abbiamo iniziato scoprendo un archivio da cui emerge la storia di una parte grande della periferia romana, quella delle borgate abusive. L’archivio storico dell’Unione borgate conserva i documenti di un’attività iniziata all’indomani della proclamazione della Repubblica, ad opera del Centro cittadino delle consulte popolari. Nato “per affermare il diritto dei romani a vivere in una città in cui ogni lavoratore trovi occupazione e benessere”, il Centro si è poi ramificato, con il crescere incessante della popolazione e l’acuirsi dell’emergenza abitativa nella capitale, in associazioni diverse: l’Unione Consorzi Volontari per le borgate abusive; l’Associazione romana per la casa per l’eliminazione dei baraccamenti; l’Unia per la difesa dei diritti degli inquilini; l’Associazione italiana casa per la realizzazione di alloggi attraverso cooperative. L’Unione Consorzi Volontari-Nuclei sorti fuori Piano Regolatore si costituì come “organizzazione dei cittadini che abitano o lavorano nei nuclei edilizi sorti spontaneamente” nel 1954 per affermare il diritto delle borgate abusive, irregolari per necessità, di unirsi alla città “legale”, denunciando a chi governava le gravi conseguenze derivate dalla rinuncia a guidare lo sviluppo della città, abbandonato all’iniziativa dei privati: le grandi società immobiliari da una parte, i grandi lottizzatori dall’altra. Chi non aveva mezzi sufficienti, immigrati della campagna laziale e del Mezzogiorno per lo più, dopo aver acquistato un terreno da uno dei lottizzatori romani, vi costruiva la propria casa, durante il fine settimana. L’Unione Consorzio Volontari, che avrebbe assunto negli anni nomi diversi - Unione Lottisti, Sindacato Unione Lottisti - fino a quello odierno di Unione Borgate, avrebbe tenuto fermo uno scopo: mobilitarsi presso il governo nazionale e quelli locali (il Comune e, dopo il 1970, anche la Regione), i partiti politici, le parti sociali affinché lo status di città civile fosse esteso a tutte le zone coinvolte nel fenomeno delle lottizzazioni abusive, impegnandosi per la sanatoria urbanistica e sociale, attraverso la realizzazione dei servizi primari, acqua, luce, fogne, scuole, trasporti, verde attrezzato, strade asfaltate, per scongiurare la minaccia sempre incombente delle demolizioni e per impedire le grandi lottizzazioni, causa di nuovi insediamenti abusivi. Oltre all’attività di mobilitazione e di sindacato, di grande importanza è stata l’opera di consulenza tecnica e legale prestata dall’organizzazione gratuitamente a tutti i soci, che ha agevolato e dato maggior forza alle domande di concessione, alle istanze e alle proteste dei cittadini rappresentati.